"La comunione con Dio unitrino, il dialogo interiore, l'esperienza
della libertà e della carità, la pace e il riposo nel Principio e nel Fine dell'essere
e del vivere, la concentrazione interiore, la comunione con gli uomini e l'apertura
sull'universale, la contemplazione e la lode interiore costituiscono il clima
vitale dell'io, nel quale prosperano le relazioni più vitali e si radicano le
decisioni fondamentali".
Diario inedito, 1 maggio 1988
Tratta da: Piero CODA CONOSCERE E APPROFONDIRE LA PROPRIA IDENTITÀ, RICONOSCERE
E ACCETTARE LE DIFFERENZE Vie e posta in gioco del dialogo interculturale e
interreligioso
"C’è un’esperienza basilare che tutti facciamo nella vita, questa:
che l’uomo non può esistere da solo. Ci vuole l’altro, quegli altri che incontriamo
nella famiglia, nel circolo, sulla strada, sui mezzi di trasporto, nella fabbrica,
agli sportelli degli uffici… Ma chi è l’altro?
Scrive asciuttamente Pavese nel “Diario” in una nota del 9 febbraio 1939: «Si
riconosce la dignità degli altri solo attraverso un essere superiore: Dio».
È la ragione che induce il cristiano a considerare l’altro come un soggetto
inviolabile e sacro da rispettare, con il suo io, la sua vita, il suo mondo.
Come uno che è pari a me di fronte a Dio creatore, uno di cui ho bisogno, e
lui ha bisogno di me, e di lui sono responsabile. Perché siamo tutti parte di
una famiglia, come i nodi di una rete, come le membra di un corpo.
Di qui l'invito cristiano a sentirsi fratelli, gli uni con gli altri, gli uni
a disposizione degli altri: «Mediante la carità, mettetevi al servizio gli uni
degli altri» (Gal 5,13)".
(Piccolo mattutino, 1982 - Nuova edizione 2008)
“Evidentemente una grande crisi è in atto: se saremo vigilanti e docili allo
Spirito, la Chiesa si rinnoverà; invece tutte le deviazioni rendono danno alla
Chiesa. Non mi sembra però che si tratti di una crisi di fede; sembra una crisi
di cultura, di civiltà: è necessario vigilare per vedere nella teoria e nella
prassi ciò che è????? spirito eterno del Vangelo e ciò che è tradizione umana,
cultura accumulata”. (Lettera del 6 Dicembre 1968)
“I problemi sono delicati: la cultura classico-cristiana che faceva da quadro
alla fede si è praticamente dissolta in Occidente. Si pone con urgenza il problema
di aiutare i singoli cristiani a vivere ed esprimere la fede in un clima culturale
che cristiano non è più. Credo che la fede ne esca purificata; ma mi domando
se dobbiamo rassegnarci a vivere in una società la cui cultura ignora (e vuole
ignorare) le certezze ultime, lasciandole alla coscienza dei singoli”. (Lettera
del 19 Ottobre 1986)
“Che l’uomo possieda la dimensione fondamentale dell’alterità è sempre più riconosciuto:
la parola, lo sguardo, l’udito, i sensi, il corpo stesso parlano della sua destinazione
all’altro, parlano di reciprocità. Per questo l’uomo deve dire “tu” se vuole
sentirsi pienamente “io”.
[…] la preghiera è l’espressione di questa alterità che segna l’uomo anche nell’ordine
spirituale e con essa si rivolge la suo tu eterno aprendogli la propria esistenza”.
(9 febbraio1985 inedito)
“Se c’è un cammino verso il quale le religioni si dirigono,
verso il quale la chiesa le stimola, è proprio questo servizio all’uomo. E qui
è anche il loro punto d’incontro per il futuro”.
“Nel dialogo il cristiano cammina con i suoi fratelli, ascoltando, interrogando,
rispondendo, collaborando e cercando, in sinergia con loro”.
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